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«Quell’abbraccio cinquant’anni dopo»: le commoventi storie del ’76 riemerse con l’Archivio Morandini

«Gabriella Gheno non ama raccontare la sua drammatica esperienza di sopravvissuta al terremoto: per noi ha fatto un’eccezione, preceduta solo da un’esperienza a Majano. Gliene siamo grati»
— Daniela Briz, Sindaco di Remanzacco (Messaggero Veneto, 12 Settembre 2026)

Le fotografie di Luigi “Gigi” Morandini non sono soltanto documenti d’archivio: sono frammenti di vita che conservano voci, sguardi e legami incancellabili. Lo ha testimoniato la cronaca dedicata dal Messaggero Veneto alla presentazione dell’Archivio Fotografico Digitale, soffermandosi sulle toccanti storie umane che hanno animato la serata all’Auditorium di Remanzacco.

Il miracolo di Majano: Gabriella e il vigile del fuoco Remo Zanetti

Al centro della cronaca, la straordinaria vicenda di Gabriella Gheno, cittadina di Pradamano che nel maggio 1976 si trovava a Majano. Estratta viva dalle macerie per miracolo, Gabriella deve la vita all’intuito e alla tenacia di un giovane vigile del fuoco trentino, Remo Zanetti: fu lui ad avvertire il suo flebile richiamo proprio mentre la squadra di soccorso stava per sospendere le ricerche, convinta che sotto il condominio crollato non vi fosse più speranza.

Zanetti è giunto a Remanzacco appositamente dal Trentino per abbracciare Gabriella sul palco, ricevendo il tributo caloroso di tutta la comunità. Per lui c’è stata anche una commovente sorpresa: l’Amministrazione comunale ha allestito un angolo con le copie originali del Messaggero Veneto del 1976, e il soccorritore si è inaspettatamente ritrovato ritratto in uno scatto storico di Gigi Morandini, al lavoro tra le macerie nei concitati giorni dell’emergenza.

Lina e la bimba sul cavallino a dondolo

Altrettanto densa di commozione la presenza di Lina Londero, madre di quella bimba — oggi cinquantaduenne — che Morandini fotografò nei giorni immediatamente successivi alle scosse: una bambina seduta su un cavallino a dondolo, simbolo fragile ma potentissimo di innocenza e speranza in mezzo alla desolazione delle tende e delle macerie.

Gigi Morandini: l’uomo con la macchina fotografica sempre al collo

Come ha ricordato il Messaggero Veneto nel profilo dedicato all’autore, per i suoi compaesani Luigi Morandini era semplicemente «Gigi, l’uomo con la macchina fotografica sempre in mano». Legatissimo a Remanzacco, instancabile alpino presente a ogni adunata e celebrazione comunitaria, Gigi ha saputo documentare il dramma del Friuli ferito senza mai cedere al sensazionalismo, ma con il profondo rispetto di chi apparteneva a quella stessa terra.

Oggi quegli scatti — restaurati e digitalizzati ad altissima fedeltà — sono a disposizione delle nuove generazioni su archiviofotograficomorandini.it, per ricordare non solo la distruzione, ma la dignità, il coraggio e la solidarietà di un intero popolo.